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BancoRiparazioni

Glossario

A cosa serve un glossario del banco e quali parole usare su schede e preventivi?

di Pubblicato l’8 settembre 2026 Lettura di circa 7 minuti

La vetrina di un piccolo negozio ripresa in bianco e nero dalla strada.
Immagine generata con intelligenza artificiale.

Usare le stesse parole sulla scheda, sul preventivo e negli avvisi al cliente evita metà dei malintesi. Questo glossario mette in fila i termini che al banco ricorrono ogni giorno.

Un glossario del banco serve a una cosa sola: fare in modo che la stessa parola voglia dire la stessa cosa per chi accetta il pezzo, per chi lo ripara e per chi lo viene a ritirare. Non è un esercizio di stile, è la prima difesa contro le discussioni al momento della consegna.

Le parole da fissare sono quelle che compaiono tre volte: sulla scheda di accettazione, sul preventivo e nell’avviso che mandi al cliente. Se in quei tre punti scrivi «in attesa», «fermo» e «sospeso» per indicare la stessa situazione, hai creato tu il malinteso.

Sotto trovi i termini che tornano ogni giorno in un laboratorio di informatica, in un’officina ciclo, in un centro elettrodomestici e su un banco di orologeria, con la definizione da adottare e la formula da usare quando parli al cliente.

Le parole dell’accettazione e del deposito

Deposito. È il momento in cui l’oggetto passa dalle mani del cliente alle tue. Da quell’istante ne rispondi tu, quindi il deposito va sempre registrato, anche per la bici del vicino di bottega.

Ricevuta di deposito. Il foglio, o il messaggio, che il cliente porta via. Deve contenere il numero di scheda, la descrizione dell’oggetto, gli accessori lasciati, il guasto dichiarato e la data. Non è un preventivo e non è un impegno di riparazione: è la prova che il pezzo è da te.

Numero di scheda. L’identificativo unico della lavorazione. Un solo numero per oggetto, mai riciclato, mai riassegnato. È la parola che userai al telefono, nell’etichetta e nel messaggio di avviso.

Etichetta. Il cartellino fisico legato all’oggetto, che riporta il numero di scheda. Se l’etichetta si stacca durante lo smontaggio, il pezzo diventa anonimo: per questo si lega al corpo dell’oggetto e non a un accessorio.

Accessori. Tutto quello che entra insieme all’oggetto: alimentatore, borsa, batteria, chiave, cinturino, cestello. Vanno elencati uno per uno perché è su questi che nascono le contestazioni al ritiro. Chi vuole la sequenza completa la trova nell’articolo su come si compila passo per passo la scheda di accettazione.

Diagnosi, guasto dichiarato e sintomo riscontrato

Qui si concentrano quasi tutti gli equivoci, perché tre concetti diversi vengono spesso scritti nella stessa riga.

Guasto dichiarato. È il racconto del cliente, riportato con le sue parole: «non si accende», «il cambio salta», «perde acqua sotto». Non va corretto e non va interpretato, va trascritto.

Sintomo riscontrato. È quello che vedi tu sul banco, con le tue parole tecniche: «nessuna alimentazione a valle del fusibile», «deragliatore posteriore fuori registro e cavo sfilacciato». Può coincidere con il guasto dichiarato oppure no, e la differenza è preziosa.

Causa individuata. È la spiegazione, non il sintomo. Serve per giustificare l’intervento e il suo costo, e per capire se la stessa cosa può ripresentarsi.

Diagnosi. Il tempo di lavoro necessario per passare dal guasto dichiarato alla causa individuata. È lavoro vero e va valorizzato come tale: se la diagnosi è a pagamento, deve essere scritto sulla ricevuta di deposito prima di iniziare, non comunicato dopo.

Non riproducibile. Formula da usare quando il guasto dichiarato non si ripresenta in laboratorio. Non significa «il cliente si è sbagliato»: significa che nelle condizioni di prova il difetto non si manifesta. Va scritto così anche al cliente, indicando quali prove hai fatto e per quanto tempo.

Ricambi: originale, compatibile, rigenerato

Sul preventivo la parola scelta per il ricambio cambia il prezzo, la garanzia e le aspettative. Conviene usarne tre e sempre le stesse.

I tre modi di nominare un ricambio sul preventivo
TermineChe cosa vuol direEsempio dal banco
OriginalePezzo fornito dal costruttore dell’oggetto o dalla sua rete ufficialeCinturino di marca per l’orologio, scheda elettronica a codice del produttore
CompatibilePezzo nuovo di altro produttore, con le stesse caratteristiche funzionaliCatena o pastiglie freno di marca terza, alimentatore con stessa tensione e connettore
RigeneratoPezzo già usato, revisionato e collaudato prima del rimontaggioDisplay recuperato e testato, motore lavatrice revisionato con spazzole nuove

Le tre parole vanno accompagnate sempre dalla durata della garanzia che offri su quel pezzo e sulla posa. Le regole di fondo, quelle che valgono a prescindere dal ricambio scelto, le abbiamo raccolte nell’articolo dedicato alle regole sulla garanzia legale che un laboratorio deve conoscere.

Ricambio non reperibile. È lo stato che porta al preventivo negativo. Va detto presto: un pezzo introvabile scoperto dopo tre settimane di attesa costa credibilità.

Stati di lavorazione, attese e giacenze

Gli stati sono il cuore del vocabolario, perché sono le parole che il cliente legge negli avvisi. Cinque bastano quasi sempre.

  • Accettato. Pezzo depositato, scheda aperta, nulla ancora iniziato.
  • In diagnosi. Il banco ci sta lavorando per capire la causa.
  • Preventivo inviato. Cifra comunicata al cliente, lavorazione ferma in attesa di risposta.
  • In attesa ricambio. Preventivo accettato, pezzo ordinato, si aspetta il fornitore.
  • Pronto al ritiro. Collaudo fatto, oggetto rimontato, cliente avvisato.

Attesa cliente. Da distinguere sempre da attesa ricambio: nel primo caso la palla è dall’altra parte, nel secondo è dal fornitore. Confonderle rende impossibile capire dove si è fermata davvero l’officina, e nei mesi di punta è il primo motivo di ingorgo, come racconta il pezzo su come un’officina ciclo gestisce al banco il picco di primavera.

Giacenza. Oggetto pronto o non riparato che il cliente non ritira. Il conteggio dei giorni parte dall’avviso, quindi l’avviso va tracciato: data, canale e testo. Le condizioni di custodia e gli eventuali costi di giacenza vanno scritti sulla ricevuta di deposito fin dall’inizio, non inventati al momento del ritiro.

Sollecito. L’avviso successivo al primo. Ha senso solo se è datato e conservato insieme alla scheda.

Garanzia, resa e reso non riparato

Garanzia sull’intervento. Copre il lavoro fatto e il pezzo montato, non l’intero oggetto. Vale la pena scriverlo così sul documento di riconsegna, per evitare che un guasto diverso venga letto come un ritorno in garanzia.

Ritorno in garanzia. Rientro dello stesso oggetto per lo stesso sintomo, entro il periodo coperto. Merita una scheda nuova collegata alla precedente: serve a te per capire quali interventi tornano indietro.

Reso non riparato. L’oggetto torna al cliente senza l’intervento, perché il preventivo è stato rifiutato, il ricambio non è reperibile o la riparazione non è tecnicamente sensata. Sulla scheda va documentato con tre righe: motivo, stato di rimontaggio dell’oggetto, eventuale costo di diagnosi concordato in accettazione.

Antieconomico. Da usare con prudenza e sempre con un confronto esplicito: costo dell’intervento contro valore e vita residua dell’oggetto. È una valutazione tecnica che proponi, non una sentenza. La decisione resta al cliente, e il tempo speso per formularla è tempo di banco: la logica per valorizzarlo è spiegata in quanto costa davvero un’ora di banco.

Documento di riconsegna. Il foglio firmato al ritiro. Riporta il numero di scheda, il lavoro eseguito, i pezzi montati, la garanzia offerta e la restituzione degli accessori. Chiude il cerchio aperto dalla ricevuta di deposito.

Rifiuti, RAEE e pezzi sostituiti

RAEE. Sono i rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche. Un elettrodomestico non recuperabile, una scheda bruciata o una batteria smontata rientrano in questo mondo e non finiscono nel sacco dell’indifferenziato. La disciplina italiana prevede obblighi diversi a seconda del ruolo di chi detiene il rifiuto e delle quantità: prima di stampare una procedura conviene verificare la propria posizione presso la Camera di commercio e presso il gestore o il consorzio di riferimento.

Pezzo sostituito. Il componente smontato dall’oggetto. Va sempre chiesto al cliente se lo vuole indietro, e la risposta va segnata sulla scheda. Se resta in laboratorio, diventa un rifiuto da gestire oppure, se recuperabile e collaudato, un ricambio rigenerato.

Ritiro uno contro uno e uno contro zero. Sono le formule con cui si nomina il ritiro gratuito degli apparecchi usati da parte dei distributori. Un laboratorio che vende anche apparecchi ha regole proprie da verificare presso le fonti ufficiali, senza dare per scontato che valgano automaticamente per la sola attività di riparazione.

Come tenerlo vivo

Un glossario funziona solo se sta dove si lavora: appeso al banco, incollato dentro il coperchio del quaderno o inserito come testo predefinito nel gestionale. Ogni volta che una parola nuova entra in bottega, si aggiunge alla lista con la sua definizione. Ogni volta che due persone la usano in modo diverso, si sceglie la versione buona e si cancella l’altra.

Da ricordare

  • Una parola sola per ogni concetto, uguale su scheda, preventivo e avviso.
  • Guasto dichiarato dal cliente e sintomo riscontrato dal tecnico restano due righe separate.
  • Originale, compatibile e rigenerato sono i tre modi ammessi di nominare un ricambio.
  • Attesa cliente e attesa ricambio non sono lo stesso stato.
  • Reso non riparato si documenta con motivo, stato di rimontaggio e costo di diagnosi.

La risposta alla domanda iniziale, allora, è semplice: un glossario del banco serve a far coincidere quello che scrivi con quello che il cliente capisce, e le parole da usare sono quelle qui sopra, poche e sempre uguali. È lo stesso principio di BancoRiparazioni, il gestionale che dà a ogni riparazione un numero, uno stato e un cliente avvisato: stati predefiniti, campi con un nome solo, avvisi che riprendono il vocabolario della scheda.

Se vuoi vedere come si traduce sul tuo banco, scrivi a jimenezjulien42@gmail.com oppure usa il modulo di contatto per chiedere una demo: partiamo dalle parole che usi già.

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